Quattro chiacchiere con Max Aiello, CEO & founder di ESSE I

Quattro chiacchiere con Max Aiello, CEO & founder di ESSE I

 

Se con i social post di ESSE I cerchiamo di tenere aggiornati tutti coloro che desiderano seguirci sulle novità del mondo ITC, con gli articoli del blog invece proviamo a raccontarci, a svelare “il dietro le quinte” del nostro lavoro e a rivelarci non solo come professionisti del digital, ma anche come ciò che siamo più di ogni altra cosa: persone.

Non è un caso se oggi, dopo aver spiegato nei primi articoli cosa intendiamo per “harmony, not just bits”, proviamo a raccontare la storia di ESSE I intervistando l’ing. Massimiliano Aiello, suo CEO & founder, perché crediamo che nessuno possa farlo meglio di lui.

Inoltre, non meno importante, crediamo che la nostra chiacchierata possa aiutare molti a comprendere cosa significa costruire una più che dignitosa carriera nel mondo del coding e come farla evolvere per andare incontro alle sempre più esigenti richieste di un mercato ICT ormai affollatissimo. 

Buona lettura!

 

Leo: Max, cominciamo dall’inizio. Com’è nata la tua passione per l’informatica e la programmazione? Ce ne vuoi parlare?

Max: Sono sempre stato un entusiasta patologico e quando trovo qualcosa che stuzzica la mia curiosità mi ci butto a capofitto. Ho iniziato così anche con l’informatica: un giorno andai a casa di un mio amico che studiava il Turbo Pascal (linguaggio didattico per eccellenza) e rimasi stupito di quanto mi fosse meravigliosamente logico e chiaro il modo in cui approcciare la risoluzione dei problemi.

Così, un paio di anni dopo, mi iscrissi a Ingegneria informatica (non si chiamava ancora così all’epoca). Poi il resto è storia.

L: Nel senso che hai mollato tutto e ti sei iscritto a Storia? E dopo questa battuta potrai licenziarmi per giusta causa!

Dai, torno serio ché la storia, quella personale, è una cosa importante: è dalla memoria che nasce la scoperta del perché, quella consapevole motivazione personale che ti fa capire meglio chi sei e dove stai andando. E che si può anche “usare” nella comunicazione per relazionarsi meglio.

Scrutando il tuo passato, ciò che mi ha colpito molto è stato scoprire, durante i nostri primi brief, che un tempo eri un pianista. Puoi parlarci anche di questa tua passione per la musica?

M: Da piccolo non ero bravo a socializzare perché sbagliavo sempre approccio con le persone, aspetto sul quale ho lavorato poi molto e ora è la cosa che mi riesce meglio. Con la musica, invece, ero a mio agio: rispondeva ai miei sentimenti arricchendomi di serenità e aiutandomi ad analizzare me stesso per comprendere come migliorare.

Ho iniziato per caso a strimpellare su una tastiera Farfisa che mio fratello, all’epoca cantante di una band, aveva portato a casa. Poi un tentativo in una scuola privata andato a buon fine e, in seguito, le scuole medie in conservatorio. Era l’unica attività nella quale ero bravo e che mi permetteva di non essere bocciato nelle altre materie. Ricordo che ogni giorno una “prof”, proprio per i miei problemi relazionali, non faceva altro che ripetermi: “Tu non farai nulla nella vita”. Ma la musica mi accompagnava sostenendomi senza mai giudicarmi, e alla fine mi pare di essermi rifatto con gli interessi.

L: Già, deve essere stata proprio demotivante quella frase. Poi, però, come abbiamo compreso insieme, dentro di te c’era il “filo invisibile dell’armonia” che doveva seguire il suo corso creativo. E lo ha fatto motivandoti in un campo solo apparentemente diversissimo, ma che in realtà ha dei collegamenti con la musica. Appunto, quello dell’informatica.

Ecco, cosa ti spinge ogni giorno a lavorare come CEO di ESSE I, a coordinare il tuo team? Cosa ti motiva?

M: Adoro fare quello che faccio ma solo di recente ho compreso che il motivo intimo è “creare armonia”. A parte questo, devo dire che mi ha sempre stimolato molto anche la conoscenza.

Da persona pragmatica e curiosa mi sono detto: quale altro lavoro può darmi la possibilità di capire tante cose in campi diversi se non la programmazione?

In effetti, con le piattaforme di telemedicina, cartella clinica online, operatori turistici, telco, INPS, formazione, commercio, alimentari, settore tessile, automazione, tracciabilità, edilizia e molto altro ho dovuto e devo giornalmente interfacciarmi con tutti i tipi di professionisti, entrando nei processi aziendali e di filiera e assorbendo così ogni genere di nozione possibile.

Anche tutto questo gratifica il mio entusiasmo. E pare che sia bravo in quello che faccio.

L: Ma veniamo a ESSE I: com’è nata l’idea di aprire la tua azienda? Da dove nasce il suo nome?

M: La prima fase della mia vita lavorativa l’ho dedicata a imparare tanto. Poi ideare e creare è diventata una necessità, come la voglia di fare sempre cose nuove.

Così nel 2007 ho creato ESSE I quando nella mia precedente azienda non stavo più bene. Ho compreso solo più tardi che il mio malessere era dettato dal fatto che avrei dovuto occuparmi solo di aspetti legati al profitto momentaneo, senza aver modo di proporre la mia visione. Con ESSE I ho finalmente trovato quello che cercavo: poter creare liberamente. Infatti sono riuscito a brevettare diverse soluzioni diventando una PMI Innovativa.

Il nome è stato scelto come al solito grazie alla mia inclinazione a giocare con le parole. Infatti ero così indeciso sul nome che scrissi su un foglio le parole che mi venivano in mente su quello che avrei inizialmente potuto offrire e mi accorsi che iniziavano tutte per S o per I. Mi venne spontaneo racchiudere il tutto semplicemente in “ESSE I”.

L: Sai che non amo molto gli acronimi perché li trovo freddi. Nel tuo caso, però, ci ho visto una bella logica. Tra l’altro SI suona molto simile all’affermazione “sì”, vocabolo che evoca positività ed entusiasmo. Valori che, insieme all’armonia, ispirano i membri del team ma anche gli stakeholder.

Un punto importante quello del team che vorrei approfondire chiedendoti di parlarcene, ma alla tua squadra dedicheremo un prossimo articolo.

Adesso invece voglio sapere cosa significa per te “generare valore” con il software e l’informatica. Perché sai bene quanto è importante per un’azienda dare una risposta concreta ai bisogni dei clienti.

M: A mio modo di vedere tutto quello che può giovare a qualcuno è valore, da quello economico a quello organizzativo ed emotivo. Se con l’ottimizzazione dei processi aziendali, con una piattaforma di controllo di ogni fase di elaborazione, con la gestione della rete vendita o con una piattaforma di vendita che sfocia in un e-commerce si migliora la qualità di un’azienda, allora questo è valore.

L: E cosa mi dici invece dei vantaggi e svantaggi di operare in questo settore? Qual è la tua esperienza in ESSE I?

M: Dipende da cosa si intende per vantaggi e svantaggi. In termini economici, in questo settore se si hanno competenze alle spalle non ci dovrebbero essere svantaggi. Certo, c’è molta confusione nell’offerta di soluzioni IT, una confusione tale che a volte i clienti fanno fatica a capire o a scegliere la qualità.

E infatti, secondo me, non è un caso se la maggior parte dei nostri clienti sono stati acquisiti dopo aver avuto delusioni dai precedenti fornitori.

La maggiore difficoltà per la mia azienda?

Abbiamo un organico molto competente ma, avendo puntato sulla qualità, siamo cresciuti poco in questi anni in termini di personale: i ragazzi appena laureati preferiscono andare in aziende di grandi dimensioni perché si sentono più sicuri. Anche per questo, come sai Leo, ho deciso col tuo aiuto di puntare maggiormente sulla comunicazione aziendale: non solo per comunicare meglio con i nostri clienti, ma anche per far capire ai candidati che, pur non essendo una multinazionale, il nostro è un ambiente “armonioso” e con elevate competenze, in cui vale la pena lavorare da ogni punto di vista, sia economico che sociale.

L: Prima di lasciarti andare, ti faccio un’ultima domanda che, forse, si collega alla tua risposta.

Secondo la tua esperienza, per te e il tuo team lavorare al Sud è più un vantaggio o uno svantaggio?

M: Grazie al telelavoro riusciamo a lavorare ovunque. Non importa se si è a Milano, Reggio Calabria, Torino, Marsala o addirittura dall’altra parte del mondo. Lavoriamo per task e mai con l’ansia di timbrare un cartellino. Non ci sono orari ma obiettivi. Infatti, quando ci fu il lockdown, ESSE I non ebbe alcuna variazione nelle sue modalità operative: si procedeva come se niente fosse accaduto poiché per noi era la normalità. Anzi, qualcuno andò a lavorare anche nella casa al mare, con grande invidia da parte nostra quando ci mostrava la spiaggia bianca alle sue spalle.

Quindi no, lavorare al Sud almeno per noi non è uno svantaggio. Fare coding in ESSE I, per chi ha le skill previste dalle nostre posizioni aperte, è un’attività ben remunerata e soprattutto piacevole considerando l’ambiente favorevole che siamo riusciti a creare e, ci auguriamo, stiamo comunicando anche fuori.

L: Grazie Max. Per l'intervista ma anche per la tua fiducia. Alla prossima.

 

PS: ti andrebbe di entrare nel team di sviluppo di ESSE I? Invia il tuo CV a [email protected]. Ti aspettiamo a bordo!

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